Il mio primo trimestre - Domenica fra i libri #10
- Madeleines & Cahiers

- 17 mag
- Tempo di lettura: 5 min
Oggi sono qui a fare il punto sul mio primo trimestre... di letture. Non sto qui a parlarvi di tutto ciò che ho letto nei primi mesi dell'anno, ma solo delle letture fatte per il puro piacere di leggere. No, non ho sbagliato a calcolare, anche se la matematica non è la materia in cui sono più brava; è che semplicemente gennaio è stato un mese che fin da principio escludeva ogni possibilità di lettura, quindi il mio anno in libri inizia questa volta da febbraio.
A dire il vero, anche in questi tre mesi da febbraio ad aprile ho letto meno di quanto avrei voluto e di quanto mi ero prefissa, ma d'altra parte non possiamo prevedere gli imprevisti della vita e per me, nel bene e soprattutto nel male, sono stati parecchi in questa prima parte del 2026.
Ma passiamo alle letture che sono il motivo per cui siete qui a leggere.
Finora ho diligentemente attinto alla lista di letture dei mie scaffali che, come ho accennato a inizio di questo percorso in questo primo post, ho stilato per incoraggiarmi a leggere quei libri di cui la vita ha continuamente rimandato la lettura, nonostante io volessi tuffarmici. C'è quindi già una selezione a monte, ovviamente, ma non essendo un elenco vincolante, entrano nuovi titoli, ne escono altri e l'ordine di lettura che mi ero prefigurata viene sovvertito di continuo. Va bene così, non me ne lamento affatto: io funziono così, leggo di pancia, quando si tratta di leggere per me, per piacere e non con uno scopo di studio o lavoro.
Per un puro caso, le letture che vi porto oggi sono tutte e quattro di donne e soprattutto di donne vissute in un'epoca culturalmente e intellettualmente vivace che ha dato vita a quel mastodontico movimento letterario che è il Modernismo, entro la cui cornice tutte e quattro le scrittrici hanno prodotto la loro opera.

Sono tre raccolte di racconti e novelle e un “romanzo” (ovvero narrazione lunga; il romanzo vero e proprio come sappiamo è morto da molto e non capisco la nostra pigrizia nel trovare un termine alternativo per definire la forma letteraria che lo ha sostituito, ma questo è argomento per un altro discorso…) di tre autrici americane molto diverse fra loro per percorso e provenienza, una famosissima ancora oggi, due un po' dimenticate, ma più che altro qui in Italia, e una scrittrice giapponese che ha vissuto il lungo e tormentato ma stimolante passaggio del Giappone all’era moderna mentre si apriva al mondo.
L’esito delle letture è stato molto diverso per i vari libri, alcuni un po’ deludenti altri entusiasmanti. Solo uno è stato letto in lingua originale per intero, e credo che in parte questo abbia influenzato l’esperienza di lettura, come leggerete sotto.
Ho molto amato la raccolta di racconti di Tess Slesinger, Tempo: Presente edita per i tipi di Storie Effimere, una giovanissima e piccola realtà editoriale che recupera autori o opere dimenticate. La mia reazione leggendo la prima riga del primo racconto è stata quella di cercare immediatamente l'originale dei racconti. Ho letto il libro in traduzione, ma tornerò all'originale. Vorrei segnalare l'edizione italiana da un punto di vista puramente estetico e tipografico. L'edizione è in brossura, cartoncino avorio con alette e l'interno della copertina riporta una foto d'epoca dello skyline di New York. Il volume è poi inframmezzato da ephemera, bigliettini, che riproducono disegni o testi a cui i racconti fanno esplicito riferimento: il menù di un cafè menzionato in una storia, la pubblicità di un prodotto nominato in un altro racconto e così via.
Il romanzo di Evelyn Scott, La casa stretta, sempre pubblicato da Storie Effimere, non mi è invece piaciuto; è deprimente, con personaggi odiosi per i quali non ho provato un briciolo di empatia, neppure quando hanno incontrato la morte, eccezion fatta per la povera piccola May.
Ma a rallentare la mia lettura, che è stata lunga e sofferta, oltre alla storia di questa famiglia deprimente, c'era una scrittura altrettanto, e inspiegabilmente, dato che è un'opera modernista, pesante. Ho deciso poi di leggere il testo di Evelyn Scott antologizzato in Americana di Vittorini, un estratto dal suo diario e per quanto lo abbia trovato ugualmente deprimente, la scrittura, anche in traduzione, era decisamente meglio. In ogni caso, è un'autrice che al momento non mi va di approfondire.
Dopo questa lettura un po' sofferta è arrivato The Custard Heart (Penguin Modern Classics), un volumetto di 49 pagine che mi ha riappacificato con la lettura, con la letteratura e con il mondo. Dorothy Parker. Need I say more?
L'ho letto in originale, perché ce l'ho solo in originale, ma anche perché leggerlo in traduzione in questo caso è qualcosa che avrei particolarmente sofferto. Non posso pensare a come qualunque traduzione, anche ottima, sia capace di rendere la profonda bellezza della sua scrittura, in cui la scelta lessicale è uno dei fattori determinanti per la meraviglia che questa donna straordinaria è stata in grado di creare. Ho amato ogni singola lettera di queste 49 pagine, volate non perché fossero poche, ma perché non potevo staccare il cervello ancora più degli occhi da quelle parole e quel fraseggio. Meravigliosa. Devo finalmente procurarmi la raccolta completa dei suoi racconti.
Poi sono volata nel mio Giappone; mi mancava tanto. E sono tornata a un'autrice, Okamoto Kanoko, già incontrata qualche anno fa con La gru, lo stagno, il kimono, un'altra raccolta di racconti e novelle, per gli stessi tipi di Lindau. Allora avevo molto sofferto la traduzione, per la pesantezza del periodo, e per la grammatica, per cui mi chiedevo se l'editor della casa editrice avesse mai visto il testo. Dopo questa nuova lettura, con traduttore diverso, trovandomi gli stessi inciampi grammaticali, ho capito che il problema, probabilmente, è proprio l'editor che mette mano e fa disastri. Ovviamente ho - molto faticosamente, perché la lettura ne esce torturata - guardato oltre, alle storie, ai temi, e devo dire che ho apprezzato questa raccolta molto più della precedente (che pure mi era piaciuta!). Sono testi di una donna moderna oltre che modernista, pienamente consapevole del suo status di scrittrice e di protagonista del discorso culturale, intellettuale e anche sociale del suo tempo. Ho molto apprezzato tutti e tre i racconti del volume e l'ultimo mi ha entusiasmata. So già che vorrò rileggere questo libro!
Intanto, ieri sera ho letto la prima pagina della mia nuova lettura; era tardi, ero stanca morta e lì mi sono fermata, ma ho interrotto più volte la lettura di quella pagina perché le farfalle allo stomaco per l'emozione mi costringevano a fermarmi. Wow. Ma di questo libro parleremo in seguito. Non è un volumetto agile come questi quattro e, dato il periodo al lavoro, ci vorrà tempo prima che torni qui a raccontarvelo.
Per questa #domenicafrailibri è tutto, appuntamento alla prossima.








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